DONNE ALLO SPECCHIO

Partorire naturalmente dopo un cesareo. Il potere delle donne e la testimonianza di Emma

19 gennaio 2017

Partorire naturalmente dopo un cesareo. Il potere delle donne e la testimonianza di Emma

Partendo dal presupposto che ogni storia è a sé e che in questo blog non si vogliono giudicare scelte personali entrando nel merito di cosa sia giusto o meno per una donna e per il suo parto, sono convinta tuttavia che le parole di Emma meritino di essere ascoltate e comprese. Credo che conoscere e informarsi sia, oltre che un diritto, soprattutto un dovere a cui nessuna dovrebbe mancare. E condividere esperienze, anche socialmente, può divenire occasione utile a riflettere e a porsi delle domande. Ognuna poi darà le sue risposte. Ripeto, questo non è lo spazio per fornire risposte e certezze, semmai domande, quelle che ci tengono vive, curiose, custodi attente del nostro vissuto.

Vi presento quindi Emma:

Moglie, professoressa di italiano, mamma di due splendide bambine e di uno in attesa, le ho chiesto di raccontare la sua esperienza qui sul blog perché sono colpita dal suo percorso personale e da un pensiero che non si accontenta mai del sentito dire ma al contrario è mosso dal desiderio di comprendere l’essenza femminina con vivace curiosità.

mamma

La gravidanza è l’evento più naturale che possa avvenire in una donna pertanto, a meno di bisogni evidenti di medicalizzazione, è necessario oggi che questa si riappropri del suo corpo e della capacità innata di dare luce a una nuova vita. Emma, ho interpretato correttamente il tuo pensiero?

Ciao Piera e grazie della tua intervista, che spero potrà aiutare altre mamme che vogliano scegliere il VBAC (acronimo inglese che sta per Parto Vaginale dopo cesareo). Sì, hai capito bene. Io sono fermamente convinta che oggi, dopo più di 50 anni di eccessiva medicalizzazione, le donne abbiano un po’ “dimenticato” la fiducia nella loro naturale competenza di partorire e – purtroppo – di conseguenza anche al/alla nascituro/a è sottratta la sua competenza: quella di saper nascere. Non voglio affatto farne una colpa alle donne stesse. Purtroppo è una questione che investe l’intera società. Nasciamo e cresciamo con una idea ben precisa in testa che riguarda la gestante, e cioè che sia una malata; infatti, ogni gravida in ambito clinico viene chiamata “la paziente” e viene seguita normalmente per nove mesi da medici per partorire infine in un ospedale. Siamo abituati ad una cultura della delega e in particolare deleghiamo quali e quante visite fare al nostro medico, molto spesso senza obiettare e lasciandoci trattare qualche volta come bambine, essendo state poco informate, e spesso capita che deleghiamo anche l’andamento dell’intero parto al personale ospedaliero, salvo poi pentircene in futuro.
Io credo che sia fondamentale restituire ad ognuno la sua “naturale” competenza: a donne e bambini quella di saper generare e saper nascere; alle ostetriche quella di assistere le nascite e le gravidanze fisiologiche e ai medici quella di intervenire prontamente e utilmente laddove la fisiologia devii in patologia (e grazie a loro oggi, rispetto a un tempo, si salvano oggi tante vite di mamme e bambini!). A Marzo andrò a Milano a sentire dal vivo Michel Odent, che da anni sostiene tutte queste cose, e per me sarà un’enorme gioia!

gravidanza

Prima di incontrarti superficialmente  davo per scontato che a seguito di un intervento cesareo non fosse possibile un parto naturale. Rimasi colpita dalla tua esperienza che dimostrava il contrario. Hai voglia di raccontarla?

Volentieri. Nel 2012 è nata mia figlia Agnese con un taglio cesareo, non propriamente necessario a livello clinico – forse si sarebbe potuto andare avanti a travagliare tutta notte – ma da me concordato con il personale ospedaliero dopo un giorno intero passato in ospedale con i prodromi a seguito della rottura delle membrane e un altro giorno intero in travaglio. “Mancata progressione”. La testa della bambina non scendeva e io ero stremata da due giorni senza sonno e uno senza cibo. Non ero più collaborativa, ero stanca di tutta quella medicalizzazione (flebo di antibiotico ogni tot ore per il tampone positivo, continue visite interne nonostante le membrane rotte, induzione con fascetta il secondo giorno e tre epidurali, monitoraggio continuo e quindi ridotta possibilità di movimento). La mia ripresa post TC (taglio cesareo) però andò alla grande e dopo tre giorni ero già in carruggio sulle mie gambe e senza grandi dolori! I medici ospedalieri e la ginecologa che mi aveva seguito durante i nove mesi di gravidanza immediatamente mi dissero di non preoccuparmi e che avrei potuto avere in futuro un parto naturale, nonostante questo cesareo. Ci sono infatti dei documenti ufficiali del Ministero della Salute e dell’OMS che possono essere anche consultati in rete dalle stesse mamme e che suggeriscono che debba essere offerta la possibilità di travagliare a tutte le donne con un cesareo alle spalle.

bambino
Nel Giugno 2014 nacque infatti Caterina con un VBAC. Non posso dire che sia stato semplice arrivarci. Sono stati mesi a tratti deliranti anche perchè vissuti con grande rabbia e voglia di rivalsa. Ricordo che a Febbraio mi alzavo di notte con l’ansia, perché uno dei miei timori era la tanto paventata rottura d’utero (il cui dato percentuale è veramente molto basso e quindi non rappresenta un reale motivo di preoccupazione; e aggiungo, il personale ben informato presente al tuo VBAC si accorge che qualcosa non va prima ancora che si possa sospettare una presunta rottura dell’utero) e perché ovviamente sentivo di avere su di me la responsabilità di due vite.
La dottoressa che mi seguiva all’epoca non era pregiudizialmente contro il VBAC, ma confesso che non era neppure del tutto così incoraggiante, specialmente verso la fine, e io mi sentivo un po’ persa.
Poi un’amica tigullina un giorno mi diede il numero di una dottoressa del San Martino di Genova, dove scoprii che da un anno ormai attivavano corsi pre-parto appositi per precesarizzate, organizzati all’interno di un progetto di ricerca europeo e durante i quali si illustravano rischi e benefici del VBAC o di un TC ripetuto. Quella fu la conferma che la mia scelta era ormai definitiva. In un paio di mesi le ostetriche responsabili del corso mi tolsero ogni dubbio.

A 36 settimane finite e una volta terminati tutti gli esami di routine, lasciai la mia dottoressa, che non era ospedaliera, e decisi che non avrei più fatto visite o altro fino ai monitoraggi a termine. Non feci il prericovero: non era necessario. Mollai i pensieri, mi misi in attesa e tutto andò bene, anche grazie al piano del parto che mi ero presa l’impegno di completare con ogni mia richiesta e ogni intervento che invece (salvo reali necessità) avrei chiesto di evitare.
Non ringrazierò mai a sufficienza da un lato le mamme presenti sul gruppo Facebook di Innecesareo, le cui precedenti esperienze e il cui sostegno sono stati per me fondamentali per arrivare al parto con grande motivazione e sentendomi molto sostenuta, e le favolose ostetriche ospedaliere che mi hanno accompagnata quel 25 Giugno in travaglio e nel parto. Grazie a loro mi sono sentita protetta e al sicuro: rispettata in un momento così intimo e personale, nonché unico.

Come ti stai preparando ad affrontare il terzo parto? So che a seguirti già dai primi mesi è un’ostetrica. Posso chiederti il perché di questa scelta oggi forse considerata dai più “insolita”?

Quanto sto facendo per prepararmi al mio terzo parto adesso è sicuramente visualizzare, tutte le volte che mi va, sia il travaglio sia la fase espulsiva, immaginandomi ciò che vorrei per me e per mio figlio. Voglio un parto rispettato e ancora più intimo, se possibile, di quello di Caterina: naturalmente confidando che tutto vada bene e che io e il bambino stiamo bene. A livello più “pratico” sto riallestendo il mio piano del parto, farò alcune sedute di armonizzazione della mia cicatrice e poi un po’ di danza del ventre in gravidanza con una doula formata e specializzata in questo.

donna
In secondo luogo, mi sto tenendo lontana da tutto ciò che mi può generare rabbia e rancore. Credo di avvertire un po’ di ansia per lo stesso ambiente ospedaliero (avendo sofferto la medicalizzazione e – ahimè – avendo subito in prima persona qualche volta una triste prepotenza e arroganza medica, nonché avendo accolto sfoghi di amiche vittime di violenza ostetrica) e così ho scelto fin dall’inizio un’assistenza one-to-one con un’ostetrica della Casa Maternità delle Maree di Genova, che avevo già conosciuto un mese prima del mio VBAC. Questa non è naturalmente né una mia né una loro invenzione: sono sempre le Linee Guida per la gravidanza fisiologica in Italia e le stesse Linee Guida OMS diramate negli ultimi mesi a livello mondiale a confermare che per una gravidanza fisiologica (e cioè stando bene mamma e bambino) è consigliata l’assistenza di un’ostetrica o di un gruppo di ostetriche per tutti i nove mesi e poi durante il parto. Questo è quanto accade per esempio in certi consultori o ambulatori pubblici dell’Emilia Romagna o Piemonte o ancora centri privati di Milano, laddove ostetriche e medici collaborano ognuno secondo le sue competenze.
In Liguria non è ancora del tutto così, almeno a livello pubblico, ma l’offerta delle Maree è ottima, anche se per ora ancora resta un servizio privato: tu sei seguita dalla stessa figura ostetrica per tutta la gravidanza, a cui poi puoi chiedere anche l’accompagnamento in sala parto o l’assistenza al parto in Casa Maternità o al tuo domicilio. Agli incontri mensili con l’ostetrica poi affianchi le ecografie/esami diagnostici/controlli svolti presso il SSN o da un ginecologo privato, a cui ti rivolgi anche in caso di necessità, e cioè nel caso in cui insorgano problemi e pertanto quando la gravidanza da fisiologica diventi patologica ( per esempio nel mio caso come è stato nel primo trimestre, sempre molto delicato).

rilassamento gravidanza

Personalmente trovo che questo modello di assistenza mi aiuti a vivere con maggiore fiducia e rilassatezza i nove mesi della gravidanza, restituendole quella patina di “naturalità” che forse nelle precedenti esperienze mi è mancata. Inoltre, posso dire che questa situazione mi sprona a trovare le mie competenze e a non adagiarmi nella delega. Io so che l’ostetrica è competente per quanto riguarda la gestione dei nostri incontri, la prescrizione e il controllo degli esami ecc, ma lei non partorirà al mio posto e non è nei miei panni; lei non sente il mio bambino. La responsabilità è comunque in capo a me stessa. Io sono spinta a trovare in me le risposte e per questo anche a farmi continue domande. Sento che questa soluzione mi fa crescere e mi rende sempre più forte e consapevole.

La donna, qual è secondo te la sua più grande forza? E quale la fragilità su cui lavorare?

A mio avviso, oggi una grande forza della donna è la sua instancabilità. In termini creativi, in termini pratici, in termini spirituali. Io sono convinta che le donne abbiano risorse infinite. Io credo molto nel dinamismo delle donne e, anzi, penso che se tutte ne fossimo più consapevoli e facessimo più rete avverrebbe una vera e propria rivoluzione globale. Forse, invece, una nostra grande fragilità è che spesso come donne non ci si rende conto di essere così forti (sempre parlando in termini di femminino: senza rubare nulla alle energie e alle forze maschili) e quindi manchiamo di un po’ di consapevolezza. Per secoli la cultura dominante ci ha portate a essere “il secondo sesso”, quello più debole, relegato in posizioni subalterne e ancora oggi spesso trascorriamo buona parte delle nostre vite in quell’angolo lì, nascosto, in ombra. Naturalmente questi miei discorsi seguono riflessioni condotte lungo tutti questi ultimi mesi per me di “rinascita”, ma sono certa che ognuna delle tue lettrici ne troverà un suo senso.
Io credo che la consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti, della propria luce e del proprio perno – che poi è la propria serenità e quella di chi ci circonda – sia la scoperta più bella per ogni donna e auguro a tutte di poterla sperimentare, prima o poi. La cosa che mi colpisce sempre, ad ogni nuova scoperta, è che davvero non si nasce “imparate” e nemmeno penso così si muore: non smetteremo mai di conoscerci interamente e quindi ogni giorno è davvero come incastrare una nuova tessera al grande puzzle di noi stesse. E tutto questo è veramente affascinante!

donne libertà

 

Grazie Emma, per la tua testimonianza sincera, per il tuo approccio non giudicante né autoreferenziale ma portavoce di uno stile di vita, quello di una persona che desidera comprendere e comprendersi, donando a se stessa la possibilità di esplorare la forza creatrice, creativa e rivoluzionaria di una donna.

Ecco alcuni link suggeriti da Emma per le mamme che vogliono informarsi:

ICAN (Ass.ne internazionale)
INNECESAREO (Ass.ne nazionale)

NASCEREBENE

Come libri per approfondire invece suggerisce, alcuni più specifici, altri più generici (ma con capitoli dedicati al VBAC):

“Dopo un cesareo” di Ivana Arena
“Il parto cesareo. Solo se indispensabile, sempre con rispetto”, di Ibone Olza, Lebrero Martinez Enrique
“Partorire senza paura” di Elisabetta Malvagna
“Accanto alla madre” di Clara Scropetta
“La gioia del parto” di Ina May Gaskin

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